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10.09.2015

Italiani in Svizzera: generazioni a confronto al Padiglione svizzero

Il Padiglione svizzero, ha ospitato oggi, nell’ambito di una giornata speciale dedicata alla città di Ginevra, l’esposizione fotografica del progetto di ricerca “GENUS, Generazioni a confronto: il nuovo flusso migratorio italiano e le seconde generazioni in Svizzera.” Il progetto è nato ed è sostenuto proprio dalla città di Ginevra, e dall’Università americana Webster.

La migrazione italiana in svizzera è un fenomeno continuo, che ha avuto un apice tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta del 20esimo secolo. Secondo i dati ufficiali della Confederazione, oggi i migranti italiani rappresentano la più grande comunità in Svizzera: 301’254 italiani residenti.
Nell’internazionale e multiculturale città di Ginevra, la popolazione straniera è del 41%. Su una popolazione di quasi 200’000 abitanti il 14% sono italiani.

L’obiettivo del progetto “Genus” è di descrivere il nuovo flusso migratorio italiano, fotografando e intervistando giovani italiani che si sono trasferiti in modo permanente in Svizzera e le persone di seconda generazione italiana della stessa età.

Il fotografo Francesco Arese Visconti, per conto della Webster University Ginevra, e l’associazione Cultura Italia, hanno effettuato un sondaggio per conoscere la popolazione italiana immigrata e per individuare migranti italiani di prima (flusso migratorio degli ultimi dieci anni) e di seconda generazione.

A queste persone è stato chiesto di raccontare la propria storia, e a maggio 2015 un comitato composto da rappresentanti delle organizzazioni che sostengono il progetto, ha scelto le cinquanta storie migliori. I loro protagonisti sono stati intervistati, fotografati per la pubblicazione di un libro prevista per la fine di dicembre 2016.

Alcune di queste di fotografie sono state esposte sul palco del Padiglione svizzero. Alcuni protagonisti erano presenti oggi all’evento per raccontare la loro storia.

Sylvie Begert Zanella è una di questi, italiana di seconda generazione, figlia di due immigrati, la mamma una docente di chimica al liceo e il papà fisico del CERN di Ginevra: «Quando sono venuti in svizzera i miei genitori pensavano di starci poco, di fare solo un’esperienza lavorativa di qualche anno, poi sono nata io e ci sono rimasti per tutta la vita» spiega Sylvie che aggiunge: «posso dire di avere avuto un’educazione svizzera, perché ho fatto tutte le scuole pubbliche a Ginevra e ho pure sposato uno svizzero! A volte però mi capita una cosa strana, quando sono in Svizzera mi sento italiana e quando sono in Italia invece è il contrario. Ho bisogno di entrambi i paesi per sentirmi a casa, ho bisogno di stare a Ginevra e ogni tanto di venire in Italia».

Sylvie dopo aver studiato biochimica, capisce che non è quello che avrebbe voluto fare da grande e così cambia strada: «Ho deciso di seguire il mio sogno studiando alla scuola alberghiera e da 23 anni ho un mio ristorante che si chiama L’Operà Bouffe, è un ristorante con un ambiente particolare, tutto in stile operà, con un piccolo menu che cambia sempre».

Dopo un tour nelle torri del Padiglione svizzero Sylvie ci lascia con una riflessione finale: «Mi sono veramente piaciute. Purtroppo la gente è egoista e non c’è nulla da fare! È un riflesso incondizionato dell’essere umano quello di pensare prima a se stessi».